La riforma del diritto penale ambientale tra spinte europee e responsabilità d'impresa

Il diritto penale ambientale ha attraversato negli ultimi anni una stagione di profondi cambiamenti. Dalla legge n. 68 del 2015, che ha introdotto i primi delitti propri contro l’ambiente nel codice penale, al decreto Terra dei fuochi del 2025, fino al D.Lgs. 81 del 2026 che ha recepito la Direttiva UE 2024/1203: ogni intervento ha ampliato il perimetro della responsabilità penale e ha modificato il rapporto tra impresa e ambiente.

Questo #FocusMurro ricostruisce il percorso normativo e analizza le ricadute concrete per le imprese, con particolare attenzione al ruolo del Modello 231 come strumento di raccordo tra riforma penale, sistemi di gestione ambientale e criteri ESG.

La riforma del 2025: il decreto Terra dei fuochi

Il decreto legge 8 agosto 2025, n. 116, convertito con modificazioni dalla legge del 3 ottobre 2025, n. 147, è stato emanato in risposta alla sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 30 gennaio 2025, pronunciata nel caso Cannavacciuolo e altri contro Italia. Lo Stato italiano era stato ritenuto responsabile per non aver protetto la popolazione della Terra dei fuochi dalle conseguenze dell’inquinamento derivante dai roghi e dallo smaltimento illecito dei rifiuti.

La riforma interviene sul piano sanzionatorio del D.Lgs. 152/2006 riqualificando numerose condotte da contravvenzioni a delitti e introducendo una graduazione della pena in base alla gravità dell’illecito. Di particolare rilievo è l’introduzione dell’art. 259-bis, che prevede l’aggravante dell’attività di impresa: le pene sono aumentate di un terzo quando i reati sui rifiuti sono commessi nell’ambito di un’attività d’impresa, con applicazione delle sanzioni interdittive previste dal D.Lgs. 231/2001.

La riforma del 2026: il D.Lgs. 81/2026 e il recepimento della Direttiva 2024/1203

Il decreto legislativo 21 aprile 2026, n. 81, entrato in vigore il 2 giugno 2026, ha recepito la Direttiva UE 2024/1203, completando il percorso avviato dal decreto Terra dei fuochi. La riforma estende la tutela penale agli ecosistemi e agli habitat, introduce il nuovo delitto di commercio di prodotti inquinanti e i reati di produzione di sostanze ozono-lesive e gas fluorurati. Amplia inoltre il catalogo dei reati presupposto dell’art. 25-undecies del D.Lgs. 231/2001, con aumento delle sanzioni pecuniarie per il disastro ambientale.

Scarica il Focus completo

Focus Murro analizza nel dettaglio il quadro normativo, le ricadute per le imprese e il ruolo del Modello 231 come elemento di raccordo tra riforma penale, sistemi di gestione ambientale e criteri ESG.